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«L’interesse
mostrato in Italia dagli artisti e da tutto il sistema dell’arte per [le
ricerche sulle teorie del caos e dei frattali] è stato tutto sommato marginale
se comparato all’apporto dato da altri paesi europei per non parlare dell’
america del Nord e dei Paesi dell’America Latina, ma ciò non toglie che alcuni
artisti frattalisti italiani svolgono un lavoro di grande interesse conosciuto e
apprezzato sopratutto al di fuori del nostro Paese, e che giustificano la
preminenza di un asse Napoli-Roma quantomeno curioso e che proprio a Napoli si è
recentemente manifestato in alcune occasioni di grande interesse divulgativo. E
però doveroso da parte mia segnalare l’assoluta coincidenza delle ricerche di
questi artisti con quelle che in molte parti del mondo la critica ha messo in
luce come all’origine del frattalismo artistico. Esse si situano, infatti,
cronologicamente, tra la fine degli anni ’80 e quelli iniziali ’90, affinando e
rivendicando sempre di più nel tempo, una loro specificità tematica e
linguistica all’interno dell’ormai dilatatissimo campo di una estetica fondata
sulle teorie del caos e delle geometrie frattali. Va inoltre segnalato, come
dovere di cronaca, che se l’attività frattalista campana non ha trovato un più
adeguato riscontro sui mezzi di comunicazione di massa e presso i canali
specifici dell’informazione artistica, ciò non è dipeso dagli
artisti,
ne da chi, come chi scrive, ha seguito e segnalato con tutti i mezzi a lui
possibili queste attività; esse, in fondo, come tante altre manifestazioni della
creatività artistica contemporanea napoletana, fanno parte di quell’esteso
"territorio sommerso" da me segnalato in altre occasioni che è forse il solo e
reale luogo nel quale si è manifestata e continua a manifestarsi la vera natura
dell’arte contemporanea a Napoli. Certo è che l’ormai voluminoso corpus di
creatività e di cultura assolutamente originale è stato più volte segnalato e
documentato a vari organi di informazione e di promozione artistica e culturale
insieme con altre linee di ricerca sullo stesso tema, che si vanno svolgendo in
altre città italiane, ma il solo riscontro visibile è stato l’ articolo su
"Panorama" del 18 febbraio 1994, che scopre l’esistenza dell’arte frattale in
America e in Francia, cosa questa certamente vera ed encomiabile,ma ignora
completamente la situazione italiana della quale,come ho accennato, quella
napoletana è parte preponderante».
Domenico Natale 1990
(*) «Tra gli elementi, che hanno caratterizzato la ricerca di
D’Anna vanno certamente annoverate le recentissime tesi relative alla geometria
frattale, la quale, in contrasto con la linearità della geometria euclidea,
tende alla spiegazione di alcuni fenomeni e forme naturali, come la
conformazione di alcuni tessuti, sia animali che vegetali, oppure la
disposizione dei corpi nello spazio o delle fratture della crosta terrestre.
Un’intuizione che
origina
dalla certezza del valore estetico e della natura,la cui non conoscenza assoluta
comporta un preciso momento di sublimità. Una teoria che ruota intorno al Caos,
alla conformazione o alla rottura di una superficie e l’argomento estetico è
strettamente dipendente da quest’anomala disposizione o
separazione/campo-sezione della materia nello spazio . Il risultato: una forma
caotica generata da un modello geometrico definito frattale. I frattali sono
stati considerati, dai puristi euclidei, l’architettura del Caos,ovvero l’ordine
della casualità apparente. L’espansione e ripetizione della forma all’infinito
delle opere di D’Anna non sono altro che la progressione di un atto percettivo
minimo. L’azione artistica e compositiva dunque mira all’espandere questo
particolare della natura ad una dimensione più ampia,dove la percettività tende
ad assottigliarsi fino alla ridefinizione del suo nucleo iniziale,ma in netta
contrapposizione con un’idea di spazio assoluto».
Diego Collovini
(*) «Il frammento è immagine del “ tutto “ : tale
precisamente la definizione dell’oggetto frattale, che sta per cambiare
radicalmente i nostri modi di rappresentazione dell’universo. Le strutture
frattali si caratterizzano per la loro autosimilarità, per la proprietà, che ha
ciascuno dei propri elementi, di essere una parte del "tutto": I frattali hanno
sconvolto l’intero dominio della sintesi d’immagine dei computer, essendo il
loro principio di omotetia interna interpolabile fino all’infinitamente piccolo,
ogni ingrandimento fa apparire nuovi dettagli, relativamente simili, perché
autosimilari, ma sempre imprevedibili, perché aleatori».
Pierre Restany
(*) «La nostra sensibilità è cambiata:a livello della
percezione visiva,dell’interiorità, della organizzazione politica, economica,
sociale, a livello della comunicazione in generale. E, ovviamente, a livello del
gusto e del pensiero. Abbiamo preso piena coscienza della realtà frattalica non
appena il computer ci ha concesso di misurare e indagare gli “oggetti frattali”.
Ci stavamo abituando all’idea di una “condizione postmoderna”;ma ecco che
sentiamo, e sentiremo sempre di più, la portata di “rivoluzione copernicana”
della dimensione frattalica. Questa rivoluzione, beninteso, non consiste in una
scoperta, bensì nelle pratica di essa, nel sentirla vicina e dentro di noi. Del
caos infatti abbiamo
avuto
sempre conoscenza. Ma l’abbiamo demonizzato poiché sfuggiva al nostro controllo.
Ma ecco che la ”autosomiglianza” (selfsimilarity) di Benoit Mandelbrot ci fa
capire che nel processo di autoriproduzione dell'oggetto frattalico per un verso
la parte piccola è “simile”a quella grande, per altro verso viene a mancare
questa aspettativa a causa di una reazione “imponderabile” che si produce in
zona periferica . La devianza nasce sempre in periferia. Ce lo dice anche l’arte
con le sue punte di ricerca avanzate o avanguardie. Ma arriva prima o poi il
momento in cui essa si riproduce per “autosomiglianza”smettendo di sconvolgere i
sogni tranquilli. Si pensi allora al radicale cambiamento della nostra
sensibilità: non sentiamo più il caos come l’opposto dell’ordine, ma come
processo complesso in cui si manifesta la realtà “complessa”e non più
semplicemente ordinata e non più semplicemente disordinata».
Carmelo Strano
«[Nell’arte frattale] il frammento ci consente di penetrare
la realtà ben più agevolmente e profondamente di una visione dilatata. E non
importa se tale frammento venga delimitato geometricamente da linee rette o
dall’andamento di una curva oppure da un margine frastagliato perchè infine a
questo frammento non è essenziale la estensione della sua superficie, e neppure
la finitezza di un quadrato di un rettangolo o di un tondo. Si possiamo
aggiungere che il frammento è u atto di costrizione e di umiltà degli artisti
del Caos. Non più affascinati dal sogno di racchiudere in un quadro o in una
scultura il presente e il passato del mondo, ne mossi dall’ambizione di
disegnare il futuro,essi propongono opere nelle quali il caso,il fortuito,
l’imprevedibile sono occasioni per interrogarsi sulla complessità dell’ordine e
delle apparenze, effimeri momenti che ci appartengono e ai quali noi tutti
apparteniamo, che però ci sfuggono, che invece meritano di essere considerati
per aprire una nuova finestra sul mondo e anche una finestra su noi stessi».
Vincenzo Perna
«Come
artista, Gianni D’Anna ha sempre cercato nella complessità del mondo naturale la
fonte primaria della sua ispirazione, indagandola anche attraverso le competenze
acquisite in lunghi anni di studi e ricerche nel campo della malacologia,della
entomologia e delle scienze naturali in genere. Come artista
contemporaneo,culturalmente estraneo alla tradizionale riproduzione mimetica
della realtà, egli ha tradotto, in vari cicli artistici, le sue osservazioni e
convinzioni in linguaggi estetici propri della cultura del nostro tempo,
rifiutando con par ammirevole fermezza sia gli sterili estetismi quanto gli
acritici allineamenti alle mode prevalenti […]. L’entusiasmo con il quale egli
ha ora indirizzato le sue ricerche verso le nuove teorie scientifiche del
caos,forse maggiormente stimolato da quanto queste stanno producendo anche nel
campo dell’arte, risulta perciò essere una logica conseguenza dei suoi interessi
e di sempre. Egli giunge ora ad una vera e propria attività frattalista come
metodologia di ricerca, di analisi e di restituzione formale dei dati visivi
espressi nei modi propri di questa nuova geometria della natura. Sono le
strutture delle ali delle farfalle o dei disegni che guidano l’artista nella
ricerca e nel riconoscimento del rapporto di scala, dell’autosomiglianza o
dell’irregolarità, cioè di quei fondamentali attributi frattali che soli
determinano e qualificano l’autodichiarazione di appartenenza a questo specifico
campo di ricerca artistica. […] Il risultato, come in tutti i processi naturali
non lineari, sono cambiamenti caotici nella forma originaria del segno dovuti
agli infiniti cambiamenti autosimili che si riproducono localmente e che
finiscono per propagarsi, in una vera e
propria
danza di reazioni, nell’intera struttura fino a travisarne l’aspetto e il
significato originario e tuttavia senza annullarlo del tutto. Possiamo assistere
alla magia della metamorfosi. Il segno iniziale, sapientemente mutuato dal mondo
naturale, si autoriproduce lungo una sequenza che variamente ed irregolarmente
ne esalta la omotetia interna e l’invarianza di scala fino alle massime
conseguenze possibili. Esso inizia a trasformarsi senza tuttavia perdere la sua
identità, con l’infittirsi, l’ingrandirsi,il rimpicciolirsi, lo sgranarsi fino a
traslare in significati più duttili e ampi. L’ala di farfalla diventa
decorazione,architettura, si trasforma in una forma che sembra vegetale, diventa
foresta vista dall’alto, premonizione di sistemi nuvolosi, epifania di geografie
inconsce nelle quali la realtà e la fantasia si confondono nella loro
similarità. La diversità dei mezzi espressivi, che in Gianni D’Anna si estendono
dal bronzo ai materiali poveri attraversando verticalmente i più disparati
territori delle tecniche pittoriche plastiche e fotografiche, rispondi in questo
caso alla sola ragione di esemplare, nella veste artistica più fascinosa, il
viaggio ancora periglioso che all’uomo contemporaneo è dato da fare tra
l’oggetto e il concetto frattale all’insegna della propria soggettività».
Domenico Natale (1994)
«La mutazione della figura sia breve che lentamente
infinito,è ravvisabile spazialmente solo con la ripetitività espansiva della
figura; le espressioni del D’Anna sono preziose in tal senso perché
l’occupazione dello spazio è stata ottenuta complementando fra loro i
pieni
ed i vuoti lasciati dalle singole figure originarie.[…] La bellezza data dalla
perfetta corrispondenza tra lo spazio vuoto e lo spazio occupato fa si che la
descrizione dell’insieme venga ad essere descrivibile attraverso le
visualizzazioni ora di etereo ricamo, ora attraverso il raggiungimento di uno
spazio necessario al proprio vitale sopravvivere, ora infine attraverso la
lacerazione e violazione feroce ed improvvisa del proprio confine occupazionale.La
aleatorietà invece è data dalla valorizzazione del confine incerto: più grande
infatti è il grado di libertà ravvisabile nelle variazioni parametriche più
grande è la realtà casuale della figura. I suoi confini divengono nel contempo
indecifrabili e mutevoli; il mutare comporta variazioni dimensionali e le
variazioni dimensionali portano al caos. Sorge spontaneo il dubbio se sia più
affascinante il caos con i suoi misteri o l’ordine con i suoi rigori».
Sandro Felletti
(*) «La suggestione derivata all’arte dal mondo e della
scienza ha prodotto soprattutto una sua maggiore aderenza alla realtà, rendendo
sempre più tangibile il sogno dell’artista ad assurgere al ruolo di scienziato,
mago, sciamano, scopritore dei segreti della natura. Nel corso del tempo sono
cambiate le modalità, ma l’attenzione dell’arte nei confronti di una natura da
reinterpretare attraverso il proprio linguaggio si è ravvivata rendendo sempre
più indirette e complesse le relazioni tra i due campi e soprattutto sempre più
traslate sul piano dei modelli di conoscenza».
Antonella Micaletti

(*) Recensioni tratte dal catalogo della mostra "CAOS
ITALIANO", Milan Art Center, 1998, Milano
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